PESCE AZZURRO E SALUTE
Riscoprire il pesce azzurro vuol dire riscoprire antichissime abitudini alimentari che affondano le proprie radici nel Mediterraneo.
Basti pensare che lungo le coste delle regioni meridionali italiane si riscontrano, come nel caso di Vendicari, in provincia di Siracusa,  insediamenti archeologici di vasche-deposito appartenenti ad antichi stabilimenti per la lavorazione del pesce azzurro utilizzato per ottenere una salsa, detta Garum, descritta dalla letteratura di epoca romana.
È opportuno chiarire che vengono definiti "azzurri" quei pesci che, oltre a caratterizzarsi per una colorazione blu scuro dorsale ed argentea ventrale, sono generalmente di piccole dimensioni ed abbondano nei nostri mari.
Di conseguenza, risultano solitamente molto economici ed è facile trovarli freschi sui banchi delle pescherie.
Tra questi rientrano pesci come lo sgombro, la sardina, l'alice (o acciuga), l'aguglia e l'alaccia.
Inoltre, sono considerati "pesci azzurri" anche molti pesci che, per dimensioni e forme, non hanno nulla in comune con quelli più conosciuti. Tra questi troviamo il pesce spada, il tonno, la lampuga, l'alalunga, la palamita e l'alletterato.
Purtroppo l'offerta sui banchi delle pescherie e degli ipermercati non rappresenta affatto la grande varietà del pescato nostrano, limitandosi a non più di una trentina di specie ittiche e proponendo, tra gli azzurri a pieno titolo, quasi esclusivamente i più noti, alici, sardine e sgombri soprattutto.
Perché se palamiti, aguglie e lampughe sembrano potersi fare largo, per alacce, cicerelli, spratti e sciabole, così come per le altre semisconosciute varietà dal dorso blu e dal ventre argenteo, pare esserci ben poco spazio sulle tavole delle famiglie e dei ristoranti della Penisola.
Considerato un tempo un pesce "povero", il pesce azzurro è stato attualmente rivalutato grazie all'elevato contenuto di principi nutritivi essenziali per il nostro organismo.
Facili da masticare e da digerire, le sue carni sono poco caloriche, contengono quantità elevate di proteine pregiate utili alla rigenerazione dei tessuti e costituiscono un'ottima alternativa ad altri cibi proteici (quali carne, formaggi e uova). La digeribilità delle proteine del pesce azzurro, in particolare, è più alta di quella delle proteine della carne a causa del minore contenuto in tessuto connettivo.
Il pesce azzurro, inoltre, è ricco di sali minerali (Selenio, un potente antiossidante, Fosforo, Calcio, Ferro e Iodio) e vitamine (in particolare A e alcune vitamine del gruppo B).
Ciò che rende il pesce azzurro un grande alleato del cuore contro le malattie cardiovascolari, tuttavia, è la sua componente lipidica, ricca di grassi "essenziali" Omega 3: una famiglia di lipidi che contribuiscono ad incrementare il colesterolo "buono" e a ridurre, allo stesso tempo, quello "cattivo".
La scienza afferma, inoltre, che la presenza di Omega 3 nella dieta è importante per il mantenimento della funzionalità cerebrale, per migliorare la risposta antinfiammatoria (in caso di artrite, asma, colon irritabile, etc), e per mantenere la buona salute della retina dell'occhio.
Di queste prerogative sono privi i grassi degli animali di terra, più ricchi di composti "saturi" che, al contrario, se consumati in eccesso, possono facilitare l'insorgenza di alcune malattie, spesso favorite da una vita sedentaria e da una dieta poco equilibrata, ricca di calorie e colesterolo.
Dato che gli acidi grassi Omega 3 non vengono prodotti dal nostro organismo, dobbiamo necessariamente introdurli con la dieta ed è meglio farlo consumando pesce azzurro almeno due o tre volte la settimana piuttosto che assumendo "pillole agli Omega 3" o alimenti che ne vantano impropriamente le qualità (latte, uova e margarine agli Omega 3 sono da tempo sul mercato).
La totale quantità di grasso è variabile, da poco più di 1 grammo in un etto di aguglia fino agli 11 in un'analoga quantità di sgombro, così come è vario l'apporto calorico: si va dalle 70 calorie della menola alle 168 dello sgombro (ogni 100 grammi di peso), passando per le 96 dell'acciuga.
Il pesce azzurro, in special modo quello di piccola taglia, va cucinato freschissimo, appena pescato. Ma attenzione: evitate le fritture. Il fritto annulla completamente i benefici effetti cardiovascolari degli Omega 3.
E' quindi bene cuocere il pesce per poco tempo, meglio al cartoccio, al forno o marinato nel limone, per mantenere inalterate le sue qualità.
Conoscere gli alimenti, in fondo, è il primo passo per fare in modo che il nostro cuore sia "sano come un pesce".