Chili di troppo e problemi di salute
CONOSCIAMO MEGLIO L'OBESITÀ
L'obesità è provocata da molteplici fattori, tra i quali, ovviamente, un'alimentazione troppo ricca, ma anche un'attività fisica insufficiente, una predisposizione genetica, alcune disfunzioni del sistema endocrino e altri problemi di carattere medico. Nei paesi industrializzati le cure per l'obesità e i suoi effetti secondari quali malattie cardiovascolari, ictus, diabete e osteoartrite incidono sempre più sulle spese sanitarie nazionali. E' ora estremamente importante incoraggiare interventi globali che permettano di elaborare una strategia utile a sconfiggere questa malattia. Le terapie disponibili per combattere l'obesità sono già state rogressivamente migliorate dalle nuove scoperte della ricerca scientifica. Negli anni scorsi è stata isolata la leptina, un ormone secreto dai tessuti adiposi che informa il cervello della quantità di grassi immagazzinata dall'organismo. La sua assenza può provocare una grave obesità, con disturbi dell'alimentazione e deficienze di ormoni dell'ipofisi. In futuro la leptina potrebbe rappresentare per l'obesità ciò che l'insulina significa oggi per il diabete, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Negli esseri umani sono state scoperte, nuove proteine dello stesso genere di quelle già identificate in uno specifico tessuto adiposo dei roditori. Queste proteine disperdono energia sotto forma di calore invece di immagazzinarla o consumarla in attività muscolare. Eventuali variazioni nei loro livelli potrebbero spiegare la differenza di acquisto di peso tra persone con lo stesso apporto nutritivo. Le ricerche in questo campo proseguono con il fine di constatare se le reazioni osservate nei topi possano essere applicabili anche agli esseri umani. Si conosce meglio la complessità dei meccanismi che partecipano all'assorbimento degli alimenti: sono già noti i ruoli di alcune sostanze, come le monoammine ed alcuni peptidi. Grazie alla scoperta di due nuovi peptidi, la proteina d'agouti e le orexine, i cui meccanismi d'azione sono in corso di elucidazione, la ricerca dispone oggi di solide basi per lo sviluppo di nuovi farmaci. Anche se l'ipotetico "gene dell'obesità" è ancora da scoprire, la ricerca ha permesso di individuare un certo numero di fattori genetici che determinano la predisposizione alla malattia. In futuro sarà possibile identificare le diverse forme di obesità in base alle caratteristiche genetiche e dunque sviluppare nuovi strumenti diagnostici e strategie terapeutiche personalizzate. L'Obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei e nei diversi soggetti. Strumentalmente, ricorrendo a metodiche più o meno sofisticate, si riesce a stimare o a misurare tale eccesso e la sua distribuzione. Tra le metodiche utilizzate ricordiamo la bioimpedenza, la tomografia computerizzata, la risonanza magnetica, la pletismografia e la plicometria.Il parametro più semplice e quindi più utilizzato per definire il grado di obesità è l'Indice di Massa Coporea ( o IMC o BMI Body mass index) che si ricava dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e l'altezza in metri al quadrato. Sottopeso (BMI40). Per quanto indice affidabile per predirre l'eccesso di grasso nella popolazione, nel singolo soggetto ed in casi limite può sottostimare o sovrastimare il peso corporeo. Soggetti con statura inferiore ai 150 cm o superiore ai 200 cm , infatti, presentano valori di BMI rispettivamente più elevati o più bassi, mentre non sono in sovrappeso o sottopeso. Un altro limite è la composizione corporea dei soggetti culturisti. Il peso, infatti, esprime la massa corporea e non la sua composizione e pertanto possiamo ottenere un BMI elevato in un soggetto che è semplicemente molto muscoloso e quindi magro.Per affinare questo indice si può associare la misura della circonferenza addominale che è un indice predittivo di grasso addominale o la bioimpedenza che tra le medotiche è la più semplice ed immediata. L'obesità non viene definita in maniera univoca. Per alcuni Autori è una condizione che si associa a malattia metaboliche, vascolari, oncologiche, per altri è concausa delle stesse. L'orientamento comune è che al di sopra di un certo peso coporeo la si debba considerare una patologia cronica al pari del diabete e dell'ipertensione arteriosa. E' da anni dimostrato che i soggetti obesi hanno un'aspettativa di vita qualitativa e quantitativa ridotta e pertanto l'impegno degli operatori sanitari deve essere rivolto alla ricerca di risposte sempre più efficaci e stabili. La prevalenza dell'obesità è in aumento in tutti paesi occidentali, al punto da essere definita come una epidemia. In USA contribuisce a 300.000 morti/anno, diventando in tal modo la 2° causa di morte dopo il fumo. In base alla distribuzione della massa adiposa l'obesità si distingue in : androide (addominale)- ginoide (gluteofemorale) . distinguibili mediante la ratio WAIST/HIP (rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi). Per la valutazione del grasso corporeo totale sulla sua distribuzione si può utilizzare la plicometria , ma ha una elevata variabilità a seconda degli operatori. Le pliche cutanee sono misurate in varie regioni anatomiche, in punti dove il pannicolo adiposo è meglio rappresentato per quell'area. In genere si valuta: plica tricipitale, plica bicipitale, plica sovrailiaca, plica sottoscapolare. Uno dei metodi più usati negli ultimi anni per la determinazione della massa lipidica (FAT), della massa alipidica FFM (Fat Free Mass) e dell'acqua totale del corpo TBW (Total Body Water) è la bioimpedenziometria (BIA) cutanea. Questa sfrutta l'impedenza bioelettrica fornita dal corpo al passaggio di una corrente elettrica. La conduzione elettrica avviene in presenza di acqua ed elettroliti: poiché la quasi totalità di questi sono contenuti nella massa magra, la BIA può fornire una stima della massa magra, dell'acqua corporea totale e, per differenza, anche della massa grassa. La misurazione della RESISTENZA e della REATTANZA, fornisce informazioni su: contenuto totale di acqua -percentuale di acqua -acqua extracellulare e intracellulare -percentuale di massa magra -percentuale di massa grassa -angolo di fase (stima del rapporto intra e extracellulare) -rapporto di Na/K scambiabile -densità corporea -massa cellulare -metabolismo basale -peso ottimale -consumo calorico in vari esercizi. .L'eziopatogenesi dell'obesità può ricondursi a due principali categorie: fattori genetici che predeterminano la facilità di accumulo di grasso e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico fattori ambientali, farmaci che possono causare obesità (antipsicotici, antidepressivi, antiepilettici, glucocorticoidi, insulina, sulfoniluree), fattori socio-colturali-etnici, fattori dietetici: nei paesi occidentali c'è stato uno spostamento nella dieta da elevato tenore di carboidrati-fibre a diete ad elevato tenore di grassi, che hanno la caratteristica di aumentare il loro introito: stimolando meno il senso di sazietà rispetto a carboidrati e proteine, e in secondo luogo rendono i cibi più appetibili. , sedentarietà (NB: L'esercizio fisico va correlato all'età del soggetto)., fattori psicologici . Esistono interazioni fra le due categorie di fattori che complicano ulteriormente la patogenesi. Esistono inoltre influenze genetiche: la probabilità è cinque volte maggiore di diventare obesi nei figli i cui genitori sono entrambi obesi. Infine si ricordino alcune popolazioni selezionate come gli indiani Pima una tribù con presenza di obesità al 90% di entrambi i sessi. Un incremento della lipoproteinlipasi si riscontra nel paziente obeso anche dopo dimagrimento, che potrebbe essere espressione di un'alterazione primaria del tessuto adiposo.Nell'alimentazione, a parità di calorie i lipidi inducono un maggiore aumento ponderale rispetto ai glucidi attraverso un minor dispendio termoenegetico. L'alimentazione attraverso la qualità della dieta può influenzare il sistema neuroendocrino con liberazione di neurotrasmettitori che agiscono sulla assunzione del cibo e dell'appetito: i glucidi incrementano i livelli celebrali di triptofano e serotonina, un pasto iperproteico abbassa tali livelli. Tra i segnali periferici che regolano l'assunzione di cibo, stimolando il centro della sazietà, i più importanti sono la distensione gastrica, il sistema vagale e una serie di peptidi (glucagone e somatostatina) che possono agire anche tramite mediazione vagale. L'ormone più importante per quanto riguarda la sazietà recentemente studiato è la leptina, una proteina di 167 aminoacidi: viene secreto esclusivamente dagli adipociti in risposta a un aumento della magra grassa; ed è inibito da insulina e glicocorticoidi. Questo ormone agisce a livello ipotalamico dove determina l'inibizione di un potente stimolatore dell'appetito, il neuropeptide Y, e incrementa la secrezione di GLP-1,che è un potente anoressigeno. l'obesità può essere sia causa che effetto di alterazioni della funzionalità tiroidea: i livelli di T3-T4-TSH sono nella norma in condizioni basali e dopo stimolo con TRH, i livelli di GH sono ridotti sia in condizioni basali sia dopo stimoli provocativi.Mentre si possono avere alterazioni nella regolazione neuroendocrina della funzione gonadica sia nell'uomo che nella donna.L'uomo obeso presenta ,non raramente, disfunzioni sessuali che possono andare da lievi deficit erettili a quadri più manifesti di ipogonadismo, con riduzione marcata degli ormoni maschili e delle funzioni da essi governate.Nella donna obesa vi è tendenza tanto all'iperestrogenismo quanto all'iperandrogenismo.Infatti nella donna il tessuto adiposo aromatizza a estrogeni androgeni con aumento di estrogeni ovarici. Da ciò derivano i disturbi clinici quali: alterazione del ciclo mestruale (anoressia, ipooligomenorrea, metrorrogie funzionali) si possono riscontrare modesti stadi di irsutismo, frequentemente associato a micropolicistosi ovarica . Le donne obese sono più soggette a carcinoma endometriale.Nelle persone obese l'insulina basale è elevata e correla direttamente con il peso.A fronte dell'iperinsulemia i valori di glicemia basale sono normali con una diminuita tolleranza ai carboidrati e quindi insulino resistenza. Negli obesi iperinsulinemici l'ossidazione del glucosio e la lipogenesi sono diminuite, mentre la sensibilità all'inibizione della lipolisi è aumentata. Quest'ultima anomalia può giustificare una ridotta idrolisi dei trigliceridi intra adipocitari durante il digiuno.
Terapia educazionale comportamentale: Coinvolge il paziente in tutte le fasi della terapia informando, educando, sostenendo come in un percorso di riabilitazione Propone il calo ponderale non come obiettivo primario ma punta al benessere e alla qualità delle vita Enfatizza il vantaggio metabolica e vascolare di un calo ponderale anche modesto ( 5-10%) Spiega il vantaggio di una nutrizione bilanciata e saziante. La dieta saziante aiuta il controllo mentre la dieta affamante porta alla perdita di controllo e quindi al fallimento Illustra l'importanza dell'esercizio fisico e dei suoi benefici metabolici. La sedentarietà ha spesso un ruolo superiore al cibo sia nel determinare l'obesità che nel programma di perdita di peso Cura l'Obeso, ossia la persona, per curare l'obesità, ossia la malattia Obesità e diabete L'obesità è generalmente considerata un fattore favorente lo sviluppo del diabete.Dati americani avevano rivelato che 34.413 dei 55.110 decessi per diabete erano causati dall'obesità; studi epidemiologici hanno dato una risposta positiva, sull'esistenza di una correlazione fra i due fattori.Gli studi genetici hanno messo in evidenza che alterazioni metaboliche presenti in questi soggetti hanno come prima manifestazione l'insulina resistenza prima ancora dell'alterazione del metabolismo del glucosio e del peso.L'epidemiologia moderna ha dato una risposta convincente a tale convinzione: nei soggetti con familiarità per il diabete il BMI è significativamente più elevato rispetto a quello dei soggetti senza familiarità. Negli indiani Pima, una tribù con elevata prevalenza di diabete, è stata dimostrata una stretta correlazione tra familiarità per il diabete ed obesità.Nella relazione fra familiarità-diabete e obesità si è osservato che la prevalenza del diabete aumenta in modo consistente con l'aumentare del peso e del grado di familiarità per il diabete: nello studio di E. M. Allen, si è visto che, sul cane parzialmente pancreasectomizzato in concomitanza con aumento di peso,compariva il diabete; quando il peso veniva riportato alla normalità il diabete scompariva completamente.
CURA: L'obesità non è riconosciuta come un disordine del comportamento alimentare (DCA) e quindi non richiede necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accettato che il suo trattamento si avvale positivamente di tecniche di tipo cognitivo comportamentale. Non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare. Limitarsi a prescrizioni sulla qualità e sulla quantità dell'alimentazione renderà il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere significativo e duraturo deve nascere da una partecipazione attiva. Più ci si sente impotenti a gestire le situazioni difficili, più si spera in un miracolo. Il cambiamento, invece, si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l'unica strada per un risultato vero e duraturo. La parola chiave deve essere "insegnare ed educare" e non "prescrivere". Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali.Prescrivere una dieta istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice ma non risolverà il problema. Una volta impostato il programma dietetico (educazione nutrizionale volta ad una dieta normocalorica bilanciata o schema dietetico ipocalorico bilanciato), l'efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli clinici periodici effettuati dal medico, meglio se in collaborazione con un dietista, a scadenza non superiore a 6-8 settimane fino al raggiungimento dell'obiettivo e ogni 4-6 mesi per i successivi 3 anni. I controlli clinici periodici dovranno comprendere la misurazione dei valori antropometrici ed un'attenta valutazione della compliance del paziente e della sua famiglia agli interventi proposti, valorizzando i miglioramenti, evidenziando eventuali difficoltà, con disponibilità a modificare eventualmente l'approccio iniziale"